Qualsiasi cosa si affaccia nella mia mente, qualsiasi pensiero, anche quello che mi disturba di più, non lo respingo. Ad ogni disagio che arriva dico: stai qui con me… Riposa pure dentro di me, io mi arrendo alla tua presenza e… aspetto.

So che il mio seme ha bisogno che io percepisca la presenza di pensieri che non vorrei. Al resto ci penserà lui. E un affidarsi alle cose che mi disturbano, senza commentarle. Più la percezione è pura, più guardo senza pensare e più, come dicono gli alchimisti, il mio seme profondo può intervenire. La guarigione avviene con lo sguardo, che si fa sempre più impersonale. Non devo mai dirmi la mia disistima nasce dall’infanzia. Ogni nevrosi, ogni angoscia, ogni sensazione di inferiorità, è tenuta in vita dal mio atteggiamento attuale, non dal mio passato.

Bisogna ragionare cosi, come scrive Jung: Il vero motivo della nevrosi si trova invece nell’oggi, perché la nevrosi esiste nel presente. Non è affatto un caput mortuum sopravvissuto del passato, ma viene alimentata giorno per giorno, anzi direi quasi quotidianamente rigenerata. E solo nell’oggi, e non nel passato, può essere “curata”. Poiché il conflitto nevrotico ci si fa incontro oggi, ogni divagazione storica è un giro vizioso, se non addirittura una falsa strada.
Se si affaccia in me un desiderio, la paura, un pensiero che non mi piace, io devo solo percepire, allora il mio seme, che è un occhio antico, che vede oltre, rimette le cose a posto. […continua sulla rivista…]

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