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Piccoli ritratti fotografici
18 dicembre 1985: al Palais de Tokyo di Parigi inaugura la mostra Identités. De Disdéri au photomaton, che ripercorre l’evoluzione dei ritratto fotografico, dalle carte de visite di André Disderi all’invenzione delle moderne cabine automatiche per le fototessere, passando dagli scatti realizzati ai detenuti al loro ingresso in carcere (online si puó ancora trovare il catalogo della mostra).
Se oggi non si può fare a meno di scattare selfie e condividerli sui social, alla metà dell’Ottocento la vera mania era rappresentata dalle carte de visite, cartoncini simili a biglietti da visita su cui erano incollate fotografie di piccole dimensioni, circa 6 x 10 centimetri.
A brevettarli, il 27 novembre 1954, fu il dagherrotipista parigino André- Adolphe-Eugêne Disdêri (1819-1890) che scoprì come ottenere otto negativi su una sola lastra di vetro.
La possibilità di stampare più copie e le dimensioni ridotte determinarono il successo delle carte de visite e la moda di scambiarsi questi piccoli ritratti si diffuse in tutta Europa. Allo stesso tempo, questo processo permetteva di abbattere i costi rendendo la fotografia sempre più popolare anche tra le classi meno abbienti. Uno dei clienti più celebri di Disdéri fu Napoleone il che, in partenza per l’Italia nel 1859, non aveva resistito al “biglietto da visita”.

L’editoriale

Sommario

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