Dagli antichi romani ai raffinati viaggiatori del Grand Tour, dalle ville sul Brenta al turismo balneare nel Dopoguerra: ecco come, e perché, l’Italia è da sempre la meta prediletta dei vacanzieri. E ancora: Onoria, la promessa sposa di Attila; 40 anni fa, la strage di Bologna; a cena con il Kaiser, Alessandro II e Bismarck.

“Dove vai in vacanza?”
Nell’estate del covid 19 questa domanda di solito banale ha preso un nuovo significato. Ma, distanziato o di massa che sia, il rituale vacanziero non è sempre stato uguale a quello che conosciamo. Il turismo come lo intendiamo oggi è nato solo tra Ottocento e Novecento, anche se l’idea di vacanza aveva messo le sue radici già nell’antica Roma

Non solo per piacere. L’uomo ha viaggiato fin dai tempi più remoti: per esplorare nuove terre, commerciare, andare in battaglia o raggiungere luoghi sacri, ma il viaggio come vacanza iniziò a essere contemplato in epoca romana. “D’estate, i cittadini più facoltosi raggiungevano ridenti località in cui svagarsi lontano dalla frenesia urbana, con mete principali campagna e mare, corrispondenti a due diversi modi di concepire il tempo libero”, racconta la storica Patrizia Battilani, autrice del saggio Vacanze di pochi, vacanze di tutti (il Mulino). «La villa di campagna rimandava a una visione pacata di vacanza, incentrata sul riposo contemplativo, mentre i soggiorni marittimi erano associati all’idea di divertimento”. Ad attrarre era soprattutto il Golfo di Napoli, brulicante di lussuose residenze e centri termali, dove ci si rilassava tra vita mondana, passeggiate, gite in barca… continua sulla rivista…

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